La Musica in apnea: le 9 distorsioni del mercato

Il momento per la Musica è a dir poco drammatico

1) Negli ultimi 3/4 anni si faticava a vendere i cd fisici, ma si producevano lo stesso come biglietto da visita per ottenere concerti. Adesso sono state annullate tutte le date e ancora non si ha idea di quando si riprenderà. 

2) Dal digitale 12.000 streaming in un anno valgono più o meno 30€, svalutando in questo modo la produzione discografica indipendente. 

3) Sul fronte delle royalty dai diritti d’autore e dai connessi si ritiene che un buon 40/60% dei compensi dovuto non si riesca a ripartire correttamente perché ancora non si riesce ad avere una rendicontazione supportata da sistemi di rilevazione digitale dell’emesso. 

4) La nuova direttiva europea del copyright ancora non è stata recepita in Italia. 

5) Ogni opportunità sul web o in televisione viene ripagata solo in termini di “visibilità” e prima che si possa monetizzare su YouTube od ottenere dei compensi dalle partecipazioni Tv devi superare soglie improponibili o devono passare troppi anni. 

6) Dalla musica negli store commerciali non arriva più nulla: certe società hanno fatto dumping proponendo cataloghi non coperti da diritti e la gran parte degli esercizi pubblici ormai usa ILLEGALMENTE Spotify per diffondere musica nei locali (quella di Spotify NON è una licenza ad uso commerciale). 

7) la Siae non riesce ancora a risolvere diverse distorsioni del mercato: il value gap, l’illegalità delle royalty free che neanche pagano la licenza multimediale (al contrario nostro, quindi fanno concorrenza sleale), certi diktat che in RAI impongono l’uso solo di determinati cataloghi interni, certe prassi che in RAI non consentono di produrre cue sheet attendibili, certe prassi che hanno indotto ad annullare di fatto le “maggiorazioni musica seria” mettendo così in ginocchio l’economia della musica classica contemporanea con i suoi compositori e i suoi editori.

8) In ambito sincronizzazione finché si accetta di associare la parola FREE al concetto di Musica e si pensa a non rivalutare la Musica come elemento distintivo di una campagna, assieme alla creatività del copy e dell’art, il risultato è campagne con musiche inutili e inascoltabili. Guardando solo il portafoglio si svaluta il mercato e si finisce x affidare i lavori al “mio cuggino” di turno. È ora di rivalutare la Musica (che comunque attenzione: in Pubblicità deve essere efficace, non bella) ed è ora di rivalutare la COMPETENZA. Vale a dire affidare la colonna sonora delle vostre campagne a professionisti competenti, per i jingle originali, e a società serie e affidabili (meglio se italiane) per le library. Altrimenti chi di spada ferisce di spada perisce.

9) Siamo tutti diventati ANALFABETI SONORI, incapaci di ascoltare più di 30 secondi e incapaci di percepire e riconoscere la qualità.

Urlo a gran voce tutte queste 9 distorsioni a nome di tutti i compositori seri che in questi anni hanno visto deprimere il ruolo e il valore della musica nella società, in Comunicazione, nella loro vita. #stopfreeroyalty #lamusicanonegratis #restiamoinitalia

© 2020 Andrea Thomas Gambetti www.preludio.it – Preludio s.r.l.

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Posted on 11 Giugno 2020 in Senza categoria

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