Musica e Sport

Ce l'avevo quasi fatta

Ascolta questo articolo letto da Mario grazie alla tecnologia AI CHV by Preludio. Maggiori info qui.

Loading the Elevenlabs Text to Speech AudioNative Player...

Musica e Sport

Chiunque pratichi uno sport riconosce, in alcuni atleti, una tale padronanza della tecnica da definirli dei “talenti”.

Per chi come me ha trovato nella Musica e nello Sport due passioni in grado di dare luce alla propria vita, potrà notare, spero anche grazie a questo mio articolo, le analogie che sottendono alle due discipline.

La parola “disciplina” deriva dal latino disciplina, der. di discipŭlus «discepolo», significa educazione, ammaestramento, insegnamento, ma anche il dominio dei propri istinti, impulsi, desideri, perseguito con sforzo e sacrificio.

Qualche settimana fa mi trovavo sul lago di Como a praticare il mio attuale sport. Dopo 25 anni di pratica del windsurf, 20 anni di kitesurf, sono passato al wing: una tavola con sotto l’hydrofoil e una vela che si gonfia e che si tiene in mano grazie a delle maniglie. Praticamente un perfetto incrocio tra windsurf e kitesurf.

Mi allenavo in una particolare manovra, la virata, che si deve essere in grado di effettuare sia da un lato (mura a sinistra) che dall’altro (mura a dritta). Mi veniva perfettamente solo a sinistra, mentre a dritta non riuscivo a chiuderla col piantone sollevato dall’acqua.

Ho iniziato così a riflettere su quali ragioni mi impedissero di effettuare i medesimi, identici movimenti. Ho quindi scomposto mentalmente i movimenti delle varie parti del corpo nelle virate mura a sinistra (quelle che mi venivano), cercando di analizzarli nel dettaglio:

    • i piedi imprimevano velocità alla tavola e la lanciavano all’orza (cioè verso il vento) in carvata;
    • il braccio spingeva la vela sopravento e si stendeva per bene;
    • il corpo si inclinava decisamente verso il centro del raggio di curvatura;
    • Infine il braccio posteriore cazzava la vela in modo da riempirla subito d’aria e consentire così di restare in planata e chiudere la carvata.

       

Semplice no? Eppure mura a dritta non veniva.

Ho provato diverse volte ad effettuare la manovra “ad istinto”, senza pensare. Ma continuavo a imperversare sugli errori.

Ogni volta che sbagli è come se l’errore acquisti maggiore autostima e si rafforzi.

Alché ho riprovato utilizzando un’altra tecnica: ho deciso di scorporare, sempre mentalmente e tentativo dopo tentativo, tutti i singoli movimenti e concentrarmi di volta in volta su ognuno di essi. 

Prima penso ai piedi e alla carvata della tavola all’orza. Provo diverse volte finché non percepisco i medesimi movimenti delle altre mura.

Poi mi concentro sul braccio: cavoli!!! In effetti non lo stendevo del tutto! Proviamo ad allungarlo per bene fino in fondo!

Ora veniamo al corpo: gli organi, internamente, sono disposti in modo tale che il lato destro risponde in modo differente dal lato sinistro. E in effetti la rotazione del corpo era decisamente più blanda. Ho provato così a dare un comando, col cervello, di ruotare il busto con maggior decisione.

Quando poi mi sono concentrato sull’ultimo punto, cioè sul cazzare la vela col braccio destro, la manovra l’ho chiusa.

Quali sono le analogie con la Musica?

Anzitutto il fatto che non è il corpo (ad esempio le dita della mano o le corde vocali) a comandare, bensì è il cervello.

In secondo luogo che occorre un “metodo di studio”, un approccio che consenta di far sì che ogni singolo movimento non sia un “riflesso condizionato”, bensì una scelta razionale e consapevole.

In questo senso un buon metodo può essere quello di costruire tassello dopo tassello questa consapevolezza. Non affrontando un brano musicale dalla A alla Z, ma isolando ogni difficoltà, affrontandola singolarmente e solo successivamente incorporandola al resto del lavoro.

Così come sulla tavola mi concentro sulle singole parti del corpo, sul mio strumento affronterò singole battute, frasi specifiche, intervalli, accordi o quadri musicali ben identificati.

Dopodiché l’analogia più importante è la convivenza e l’analisi degli errori. Si dice “sbagliando s’impara” ed è assolutamente veritiero sia nello sport che nella Musica. L’errore va riconosciuto e occorre evitare di alimentarlo con le ripetizioni, per fornire al cervello le corrette informazioni.

Per questa ragione in un coro (n.d.r. un esempio a caso!), occorre un direttore che non solo possa riconoscere gli errori / problemi, ma anche indichi la strada per risolverli e per migliorare la performance. Un consiglio che spesso metto in pratica è quello di NON fare ascoltare l’errore, ma di riprodurre al coro direttamente solo ciò che è corretto.

Infine sia nello Sport che nella Musica bisogna evitare di arrendersi. Occorre insistere, provare e riprovare, finché i risultati arriveranno. Ad ogni tentativo fallito occorre ripetersi senza problemi “Ce l’avevo quasi fatta!”. Senza trascurare l’analisi dettagliata di ogni parametro allo scopo di riconoscere quelli corretti. Una volta individuati occorre replicarli più volte per rafforzare.

Dopodiché ogni manovra od ogni interpretazione musicale, sembrerà quasi un gioco da ragazzi. Imparato ad andare in bicicletta, non si torna indietro. Imparato a guidare la macchina, nessuno più fa caso a frizione e acceleratore.

Il nostro cervello è talmente potente che se cambiate la toppa della serratura abbassandola, ad esempio, di qualche centimetro, per alcuni giorni continuerete a mettere la chiave un po’ più in su!

Nella Musica così come nello Sport si tratta di un lavoro lungo e faticoso, dove il nostro “cervello” è una macchina da guerra estremamente potente.

Ecco perché “disciplina” significa dominio dei propri istinti, impulsi, desideri, perseguito con sforzo e sacrificio.

In definitiva il talento altro non è che la capacità del nostro cervello di riconoscere, replicare e memorizzare le informazioni corrette.

Musica e Sport sono vere discipline di vita!

@ 2024 Preludio s.r.l. – Andrea Thomas Gambetti – tutti i diritti riservati